Contro ogni mafia

di M. Festi e M. Sciscio

150922484-ce83ad19-548f-4332-8b66-7371a07f640cLa criminalità organizzata di stampo mafioso, in particolare la ‘ndrangheta, è riuscita a penetrare anche nel territorio emiliano. Una realtà, questa, che è stata certificata recentemente dalla sentenza di primo grado con la quale si è conclusa la prima tranche del maxiprocesso convenzionalmente denominato “Aemilia”. La sentenza ha messo in evidenza l’avanzata nel territorio emiliano, specialmente all’interno della provincia di Reggio Emilia, di numerosi esponenti della cosca calabrese capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri, infiltrati in diversi settori economici, dall’edilizia all’autotrasporto, da attività commerciali a basso know-how (bar, ristoranti) fino all’attività di ricostruzione post-sisma.

Il fenomeno non va assolutamente sottovalutato, considerandolo ancora di modeste entità e non radicato nella realtà bolognese; bisogna tenere presente la modalità di infiltrazione dei clan calabresi, che partono dai piccoli consigli comunali dell’hinterland delle grandi città metropolitane per poi progressivamente insediarsi in queste ultime: la vicenda di Brescello ne è esempio e monito.

Proposte:

1) Perfezionamento dell’attività di monitoraggio del crimine organizzato e mafioso
A) Insistere sulla prevenzione, intesa come principale strumento di contrasto della criminalità organizzata di stampo mafioso.
Alla luce della Legge regionale n. 3/2011 valorizzare gli osservatori locali ed intercomunali al fine di garantire un’efficiente attività di monitoraggio e di analisi dei fenomeni di illegalità collegati alla criminalità organizzata di tipo mafioso nelle sue diverse articolazioni. Collegare strettamente gli osservatori operanti a livello locale con l’Osservatorio regionale, promuovendo un protocollo di cooperazione con linee guida da seguire nei diversi territori comunali e verifica perodica delle criticità riscontrate.
B) Istituire un “coordinamento metropolitano” tra Comune capoluogo e Comuni del territorio, per un monitoraggio più organizzato e per garantire supporto alle piccole amministrazioni comunali.
C) Intensificare la collaborazione tra il Comune e gli sportelli di Libera operanti nei vari Quartieri, calendarizzando incontri periodici in Commissione consiliare.
2) Intervento sull’amministrazione dei beni immobili sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata mafiosa
A) Maggiore sostegno alle cooperative che gestiscono i beni confiscati, supportando un lavoro che può essere elevato a sintesi di un sistema di innovazione sociale da portare a modello. Prevedere un piano di supporto economico-finanziario con cui il Comune destina risorse alle varie cooperative presenti sul territorio .
B) Collegamento con il master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie Pio La Torre” dell’Università di Bologna, allo scopo di formare operatori e funzionari addetti alla gestione di problematiche finanziarie, bancarie e amministrative legate ai beni e alle aziende oggetto di confisca. Il Comune può contribuire dando visibilità al master (ad oggi il numero dei partecipanti è inferiore rispetto ai posti effettivamente disponibili) e prevedendo l’inserimento in pianta organica di funzionari formati attraverso di esso.
3) Educazione alla legalità
Il Comune deve assumere un ruolo attivo nella promozione di iniziative e percorsi educativi finalizzati a diffondere conoscenza sul fenomeno dell’infiltrazione mafiosa, così da facilitare la condivisione di strategie e soluzioni.
A) Si può attivare una sinergia con il corso universitario di “mafie ed antimafia”, istituito presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Bologna, che rappresenta un unicum di offerta formativa a livello nazionale. Il Comune potrebbe rendere disponibili spazi per gli incontri di alta formazione, interni al corso, con i maggiori rappresentanti dell’antimafia sociale e giudiziaria, eventualmente concordando con l’Ateneo un’apertura al pubblico.
B) Promuovere percorsi di sensibilizzazione e formazione sul tema della mafia all’interno delle scuole secondarie di primo e secondo grado, partendo dalla certezza, anche processuale, che le

organizzazioni mafiose reclutano tra le loro fila minori, poco più che adolescenti, di cui si avvalgono per lo svolgimento di specifiche attività illecite. In tali percorsi si potrebbero tenere ore di lezione con esperti che dedicano la propria attività alla lotta alle mafie.
C) Accordo tra Comune e Carcere minorile finalizzato all’avviamento di percorsi di giustizia riparativa rivolti sia ai minori ristretti che a quelli inseriti nell’area penale esterna, sensibilizzandoli rispetto alla lotta alla criminalità organizzata, facendo conoscere loro realtà nuove e diverse rispetto ai contesti di vita precedenti, portandoli direttamente nei luoghi dove opera l’antimafia sociale.

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