Il centro sinistra guardi al futuro dell’Italia

futureChi conosce la nostra esperienza bolognese sa che non possiamo che essere stati contenti dell’avvio di un dialogo – se così lo possiamo chiamare – tra Matteo Renzi e Giuliano Pisapia a cui ha contribuito il Presidente Romano Prodi. Ad entrambi, da Bologna, abbiamo detto in cuor nostro un affettuoso “era ora”. Sempre più fitte, infatti, sono diventate le tende piantate nei campi che confinano con il PD. Non possiamo peraltro dimenticare, proprio in queste ore, un insegnamento del professor Gigi Pedrazzi che ci disse: “nel caos politico è sempre il centro-destra che è in grado di riorganizzarsi prima e meglio. Berlusconi in questo è maestro”. Sentiamo questa analisi di profonda e grave attualità. Prima che il Parlamento affossasse una legge elettorale scritta non al tavolo ma a tavolino, non sapevamo quale dispiacere fosse più grande: vedere un PD rassegnato al governo con il centro-destra, o assistere ad un “Campo Progressista” quasi compiaciuto dalla prospettiva. Speravamo fosse chiaro a tutti come i continui riposizionamenti “accademici”, che stanno peraltro continuando anche in questi giorni, dilapidano un patrimonio politico e culturale che appartiene alla migliore storia del centro sinistra, allontanando la politica dai programmi e le persone dalla partecipazione. Pensiamo che con meno ego e più progetti si possa stare insieme tra diversi, per governare. La nostra esperienza bolognese lo dimostra: non è per forza necessario stare dentro al PD ma non ha alcun senso augurarne la scissione. Oggi che la scissione è avvenuta l’unica domanda seria da porsi è: cosa facciamo per il Paese? Facciamo finta di non avere obiettivi in comune? Facciamo finta di non sapere che divisi si perde? Chi, dentro e fuori dal PD, rivendica il suo ulivismo, dovrebbe ricordare che l’Ulivo è il contrario del personalismo, che la politica non deve essere il luogo degli screzi personali, ma la fabbrica del nostro futuro. A fronte della situazione attuale ci sentiamo di contribuire al dibattito con alcune richieste. A Giuliano Pisapia, come abbiamo avuto modo di dirgli personalmente, domandiamo nuovamente una scelta di concretezza e coerenza. Ovvero:

• di definire subito un perimetro organizzativo condiviso, altrimenti è difficile invocare primarie di coalizione;

• di dotare Campo progressista di una struttura sostenuta da persone e personalità adeguate a rappresentare il progetto, prestando attenzione sia al livello nazionale sia, soprattutto, territoriale. Se è vero come è vero che ci troviamo di fronte ad un “campo aperto” è altrettanto vero che non si deve commettere l’errore di riproporre esclusivamente fuoriusciti da gruppi parlamentari per dare impulso ad un progetto che risulterebbe nuovo solo in parte. Le persone fanno la differenza.

• di non usare le Officine come riempitivo dei suoi discorsi belli e condivisibili per nascondere pezzetti di partiti volti alla sola autoreferenzialità

A Matteo Renzi chiediamo:

• di essere rispettoso dei valori “di centro -sinistra” indipendentemente dai momenti e dai contesti politici in cui si trova e questo si deve tradurre anzitutto in politiche volte all’equità;

• di dichiarare in modo chiaro e inequivocabile che non farà alleanze con il centrodestra;

• di mostrare con i fatti che è consapevole che la forza del Partito Democratico risiede innanzitutto nella capacità di “relazionarsi” e non in quella di “isolarsi e distinguersi”.

Crediamo che queste siano le basi minime di partenza per affrontare qualsiasi progetto che possa essere utile per il nostro paese sempre che questo sia l’obiettivo e non, viceversa, la mera autoreferenzialità che, purtroppo, sembra mieter vittime da entrambe le parti. Oggi è il momento opportuno per far emergere le reciproche perplessità e timori perché, se c’è la volontà, potrebbero essere superati. Ricordiamoci che i “Sì, ma” in campagna elettorale sono maledettamente dannosi. Al governo addirittura mortali. La chiave di uscita dai personalismi è solo una: la lista delle cose da fare per l’Italia e gli italiani. Questa è la cartina di tornasole delle volontà autentiche che si incontrano sul “da farsi” e non su reciproci egoismi. Il tempo c’è ma è urgente cominciare. Abbiamo la possibilità di iniziare subito perché una proposta programmatica da strutturare, affinare, discutere è stata messa a disposizione del centro sinistra da Romano Prodi nel suo libro “Il piano inclinato”. Equità, impresa, welfare, lavoro, diritti, finanza e populismi sono tutti temi affrontati, utili per strutturare una proposta programmatica da condividere in questi mesi con i cittadini. Verrebbe da dire, anche in questo caso, non litigate su Prodi o con Prodi, cercate piuttosto di verificare se il suo progetto per il Paese non potesse essere la base di un ragionamento condiviso. E se poi, nel corso del tempo che ci separa dalla fine della legislatura, interverranno avvenimenti nuovi –come per esempio una nuova legge elettorale – il percorso compiuto sarà comunque servito a maturare la fiducia reciproca e una base solida per un progetto comune e quindi realistico. Procediamo dunque, e prepariamoci seriamente; solo così chiasso e disillusione diverranno passione e musica. Noi per parte nostra consapevoli di poter dare, e in parte avere già dato, un contributo utile di comprensione del momento politico, riproponiamo il nostro incoraggiamento a Giuliano Pisapia, fiduciosi di poter vedere le cose di buon senso che dice tradotte in comportamenti concreti a beneficio di tutti: di vedere il decollo vero della sua iniziativa politica.

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