Sugli avvenimenti degli ultimi giorni

Alcune riflessioni personali scaturite nel gruppo Città Comune in seguito agli avvenimenti degli ultimi giorni; con esse vogliamo contribuire a mantenere alto ed approfondire il livello del dibattito:

“Osservando ciò che è successo in questi giorni a Bologna mi viene naturale rilevare la sconfitta inequivocabile dell’amministrazione da una parte e dei centri sociali sgomberati dall’altra. Gli unici a poter cantare vittoria sono i partiti di destra, quelli che credono che la violenza sia sinonimo di ordine e sicurezza e che la disciplina e la legalità si insegnino attraverso la repressione. Tale situazione è paradossalmente creata dalla sinistra stessa, quella sinistra uscita sconfitta a causa del vizio che storicamente si porta appresso caratterizzato da un miope arroccamento sulle proprie posizioni. Che occupare sia illegale è innegabile così come lo è riconoscere che le attività portate avanti da Labas erano una risorsa per la città intera. Per questo motivo trovare un modo per far conciliare le esigenze di tutti non sarebbe stato nulla di rivoluzionario, ma un dovere verso la città. Il paradosso sta quindi nella difficoltà stessa di non riuscire a ritrarsi di un passo dalle proprie convinzioni con la pretesa che l’altra parte venga meno ai propri doveri. Eppure questa sinistra è la stessa che si trova unita nella convinzione che gli ultimi vadano tutelati, che il dialogo sia non solo un mezzo, ma anche un fine e che le differenze e le diverse opinioni siano qualcosa da avvalorare non da reprimere. È la stessa che, compatta, cerca di lottare contro le divisioni, le esclusioni e la costruzione di muri, ma poi fatica ad appianare i contrasti al suo interno. Parentesi molto triste per una città pacifista e democratica, triste pensare che nel 2017 si veda la violenza come una soluzione, triste pensare sempre dopo a quanto si sarebbe potuto fare prima. ”

“La lacerazione che tutti noi sentiamo tra il sostenere una compagine in cui facciamo sempre più fatica a riconoscerci e il criticarla radicalmente con il rischio di indebolirla ancor di più di fronte all’avanzare delle destre si sta facendo – in questi giorni – sempre più dolorosa. Personalmente proprio la prospettiva di un superamento di questo dilemma (in quanto sterile dialettica) attraverso il consolidamento di un diverso stile è stato, e rimane, elemento di attrazione verso Amelia, il nostro gruppo e gli amministratori e gli eletti che lo rappresentano. Sempre più in questo caos lo stile mi sembra farsi contenuto, lo testimonia Davide raccontando il suo approccio, lo dimostra – negli spazi che si riescono a conquistare – il lavoro in Consiglio Comunale e nei quartieri. Tantissimi cittadini desiderano oggi ciò che non c’è più o ciò che non c’è ancora. Credo che abbiamo di fronte la noi a possibilità di trasformare in esistente ciò che ancora è in nuce: un nuovo umanesimo politico, che dai propri valori trae il suo modus operandi. Nessuno concede porzioni dello spazio che già esiste, che il nostro compito sia allora quello di creare nuovo spazio? Possiamo farlo, lo stiamo facendo condividendo pratiche, analisi e percorsi. Pronti non ad una chiamata esterna, ma ad una condivisione delle singole intime chiamate, per ricostruire su queste macerie.”

 

“Sul tema della fiscalità locale usata come strumento che accentua le disuguaglianze: è antistorico. Bisogna fare perno sul tema della equità (vedi addizionale IRPEF, vedi imposta di soggiorno…). Se poi penso al progetto che Amelia aveva favorito di accoglienza dei profughi minori nella case dei bolognesi ho una ulteriore conferma del ruolo che possiamo/dobbiamo giocare nella nostra comunità e del perché proviamo a fare politica. In troppi hanno visto la “provocazione” (così l’ha definita la sindaca) dell’amministrazione comunale di Codigoro come un tema di partito in verità si tratta di un tema come sempre di identità di una comunità. Comunità che deve accettare la sfida della propria epoca: l’accoglienza e l’accessibilità ai diritti. Un vecchio storico inglese, Toynbee, ha evidenziato in un suo importante lavoro come le grandi civiltà del passato siano crollate davanti alla incapacità di rispondere o a causa della loro rigidità nella risposta alla sfide del loro tempo.”

 

“Alcuni pensieri e parole che leggo qui stasera mi consolano profondamente e mi fanno concretamente vedere il cammino che abbiamo davanti: costruire e far crescere una piccola comunità politica fondata sul volersi bene, sulla credibilità di ogni persona e sul rimettere l’umanità come misura di tutte le cose. È quello che manca in ogni spazio che vediamo intorno a noi, qui creiamo nuovi spazi! Non importa se piccoli, o se ci vorrà molto tempo. Abbiamo un dono tra le mani, quindi curiamolo.”

 

“Detto sinceramente, qui è questione di aver deciso una linea che ubbidisce alle logiche della proprietà. È questione di un amministrazione che non ha saputo lavorare in tempo utile e con convinzione forte per difendere questi progetti che invece vanno custoditi e valorizzati. E quindi al di là di qualche timido tentativo fatto, non ha linea politica su questo. Riguardano migliaia di ragazzi, corpi sociali che nessuno è più capace di raggiungere. Riguardano esperienze di socialità dal basso che nessuno è più capace di produrre. Riguardano presidi anti consumo di sostanze. Dentro Crash c’ è un unità mobile vera di riduzione del danno (parolaccia che non si può più dire).”

 

“Bruciando i campi in cui si provano a coltivare progetti e visioni si insegna alle persone che devono accettare l’esistente. Per incuria o con deliberato proposito si sta mortificando la vitalità trasformandola in nemico. Per continuare a sopravvivere nella mediocrità dei congressini.”

 

“In questo anno, ad un certo punto, era emerso con chiarezza in noi il problema dell’autoritarismo come fosse un fatto scontato, dovuto e in qualche modo giustificato. Parlavamo di questo pensando ad una scala globale: Trump, Putin, Kim Jong Un, la Cina, Daesh, ai muri che abbiamo visto ergersi in questi mesi in tutto il mondo. Ci siamo fermati a riflettere bene perché questo famoso autoritarismo, iniziavamo a sentirlo sulla nostra pelle come una pece merdosa che si stava infilando nella nostra cultura, nel nostro modo di pensare, nel nostro modo di intendere la politica.

Dobbiamo invece essere stimolo per le differenze, dobbiamo tenere insieme la complessità facendo emergere le contraddizioni di ognuno per migliorarci tutti, essere in grado di proporre vie di uscita a tutti coloro che le cercano sinceramente. A dividere il mondo e le nostre comunità tra amici e nemici, buoni e cattivi, ricchi e poveri, ci pensa la storia. A chi la vive, il compito di sovvertirne l’andamento.

Il ruolo nella storia va svolto con responsabilità gravissima da tutti coloro che ritengono di rappresentare un popolo o una comunità. Se costoro, invece, tacciono o usano il loro potere per sopprimere o anche solo contenere gli sforzi degli altri, negano il futuro alla loro comunità.”

 

“Ho fatto un po’ di rassegna stampa su Labas e Crash. La cosa che colpisce di più sono i numeri: circa 70 persone a difendere Labas e nessuno al Crash. Per come la vedo io la crisi della politica affligge tanto i “partiti di governo” (che esprimono sindaci deboli e senza visione come Merola) quanto “i movimenti”, che in assenza della massa degli studenti sbirreggianti (e sostanzialmente apolitici) sono talmente esili da poter essere spazzati via in 1 oretta. A livello personale sono colpito e dispiaciuto da quanto successo ieri. Ma se provo a riflettere vedo un quadro d’insieme abbastanza chiaro: politica e collettività non interessano più a nessuno. Ecco perchè abbiamo un sindaco che abdica al proprio ruolo e scarica ogni responsabilità sulla questura e dei collettivi che non sono in grado nè di stringere accordi nè di difendersi una volta scelta la “linea dura”. È l’assenza della politica su entrambi i fronti a causare tutto questo. Niente polis solo arroganze e mediocrità (e aperitivi). Senza politica alla fine chi ha solo i suoi interessi banalmente usa “la legge”. Così anche “la legalità” diventa un concetto da bigotti ricchi. La giornata bolognese di ieri nel suo piccolo incarna l’arretramento culturale di una società intera. Dopodichè chiaro che nel caso specifico “sto con Labas”. Ma se siamo così tanti a stare con loro perchè non eravamo là?  Facciamoci delle domande…”

 

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