Anno di nascita:

1964

 

Lavoro:

Docente distaccato presso comunità di recupero per soggetti affetti da dipendenze patologiche.

 

Il passo di un libro che rappresenta me stesso e la mia candidatura:

“Camminando s’apre cammino”
(Arturo Paoli)

 

Il progetto a cui vorrei lavorare e la parola chiave a cui fa riferimento:

Aiutare tutte le realtà che a Bologna si impegnano e lavorano per costruire la pace a realizzare un ‘villaggio della pace’, luogo interculturale e interreligioso di incontro, di lavoro collettivo, di reciproca accoglienza, di condivisione diretta della vita. CONDIVISIONE

 

Un luogo della città per me particolarmente significativo:

La casa-famiglia al Pilastro di Matteo e Giulia della Comunità Papa Giovanni XXII.

 

Quali sono le principali risorse/opportunità di questa città?

I giovani e l’Università; la cultura cooperativa; le eccellenze tecnologiche e produttive; la capacità di offerta culturale, turistica e gastronomica; un impianto urbanistico e architettonico che ha nel suo DNA la cultura dell’incontro e del dialogo: le piazze, i portici, ora anche il centro urbano pedonalizzato; la ricchezza delle esperienze associative; la profondità spirituale ed etica – spesso vissute sottovoce – delle diverse comunità che la compongono.

 

Come vedi la città tra cinque anni:

Una città più rinfrancata nella fedeltà alla sua storia e identità, che avrà ritrovato il coraggio di prendersi maggiormente cura degli ultimi, di cercare soluzioni non-violente (e quindi vere) ai conflitti della convivenza urbana, di ridare il primato alla ricerca del sapere e all’espressione della spiritualità umana: sapendolo fare in modo nuovo, interculturale e interreligioso, unendo le mille ‘cerchie’ e i molti linguaggi che ne fanno ancora oggi la città più ricca di umanità.

 

Perché mi candido?

Perché me lo ha chiesto Amelia.
Perché credo che una Lista civica come la nostra così come il prossimo Consiglio comunale che verrà eletto possano essere luogo di collaborazione e (arrivo a dire di) comunione nel rispetto e nella ricchezza dell’identità e della storia di ciascuno. Perché credo in una idea di ‘laicità’ che procede per inclusione di contenuti e non per sottrazione, scrupolo – quest’ultimo – che porta quasi sempre a dire poco o niente per non offendere nessuno.

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