Anno di nascita:

1986

 

Lavoro:

Giornalista.

 

Il passo di un libro che rappresenta me stesso e la mia candidatura:

“In ogni tempo, ogni generazione si divide, per così dire, in due parti, l’una delle quali vive e si svolge tranquilla e silenziosa, più felice certo che l’altra perché meno tormentata; essa dà la continuità al passato, fa valere la forza tacita di questo, è l’humus della storia, che se mancasse, nulla più fiorirebbe. L’altra parte, minore in numero, esce invece da questa calma corrente, getta avanti a sé, e inerrante di sé la propria vita, e porta dolore a sé e ai suoi più cari, ed è inquieta, né gli avvenimenti le danno requie, né la trova in se stessa che con fatica e lavoro continuo, e sempre perdendola di nuovo. E poiché quasi sempre è unilaterale nelle sue concezioni, il suo lavoro spessissimo si conclude sì a vantaggio dello svolgimento della storia, ma essa non ne coglie i frutti, essa brucia nella sua passione. Eppure è questa che sempre prepara l’avvenire, e anche da questa stessa solo sorge chi riesca a superarne le unilateralità. L’umanità non avrebbe mai fatto un passo avanti se non ci fossero stati di questi pazzi, e la salvezza che sorge da questa pazzia è maggiore di quella che non l’ha conosciuta».
(Altiero Spinelli, Lettera ai genitori dal carcere di Viterbo, 28 maggio 1932. Citata in Piero Graglia, Altiero Spinelli, Bologna, Il Mulino, 2008).

 

Il progetto a cui vorrei lavorare e la parola chiave a cui fa riferimento:

Pane: che per chi non ha patrimoni è sinonimo di lavoro.

 

Un luogo della città per me particolarmente significativo:

Il Giardino della Lunetta Gamberini: scuola, scuola calcio e “scuola di vita” dei bambini che hanno la fortuna di nascere nei suoi pressi, di crescerci dentro.

 

Quali sono le principali risorse/opportunità di questa città?

La simpatia e lo spirito di chi si sente bolognese, gli studenti che ci studiano, i treni che ci passano, le persone che ci rimangono.

 

Come vedi la città tra cinque anni:

Meno provinciale, più europea. Aperta al mondo ma laboratorio autoctono. Libera.

 

Perché mi candido?

Perché me lo ha chiesto Amelia. Ricordo il nostro primo incontro, al centro sociale “Pallone”: era l’estate del 2010 e saremo stati in tutto una ventina. Da allora, seppur dall’estero, non ho mai smesso di seguire quel cammino politico. Città Comune è la continuità di cui abbiamo bisogno, l’alternativa a ciò che si poteva fare meglio, la lista di chi ha la pazienza di cambiare le cose. Per me la politica è questo: pazienza e tenacia pubblica, tempo. In questi cinque anni, Amelia ci ha insegnato quant’è importante porsi il problema di governare, quant’è importante farlo senza arrendersi alle logiche dell’esistente, costruendo dentro e fuori dagli schemi. Abbiamo vinto, perso, discusso, condiviso e continuato. Oggi molto è cambiato ma noi siamo ancora insieme. Mi candido per Città Comune a sostegno di Virginio Merola perché Bologna è la città dell’Ulivo.

 

Twitter: @Nicola_Pedrazzi
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